La Chiesa Parrocchiale di Fasano del Garda

1. La chiesa e il suo territorio.
Chi sale lungo la strada che dalla costa si inerpica sulla collina e conduce alla piccola frazione di Bezzuglio, una volta giunto alla curva che immette nella valle, può finalmente osservare l’ampio panorama del lago e scorgere così la sagoma ben definita del promontorio di Fasano; al centro di questo piccolo lembo di terra proteso verso il lago, un gruppo di case si stringe attorno al campanile e alla Parrocchiale dedicata ai santi martiri bresciani Faustino e Giovita, anticamente definita chiesa di “Fasano in ripa”  proprio a causa della sua vicinanza al litorale (cfr. Fig. 1).
In tempi lontani, la parte del borgo prospiciente il lago, a testimonianza del legame inscindibile con la  chiesa parrocchiale intorno alla quale era sorta,  veniva chiamata Contrada di San Faustino.  Ruotavano poi attorno alla chiesa anche i territori di Fasano ad montem (l’odierna Fasano Sopra) e Supiane.
Il massiccio campanile, costruito su di un basamento più antico, di origine medievale, pare fosse una di quelle antiche torri di avvistamento che proteggevano il golfo di Maderno (cfr. Figg. 2 e 3).

2. Le origini.
La storia della chiesa comincia probabilmente prima del mille, quando cioè si ha notizia di alcuni possedimenti detenuti a Fasano e nelle zone limitrofe   (Non è forse un caso che la chiesa di Montemaderno, così vicina alla nostra sia dedicata agli stessi Santi patroni)  dal  monastero di San Faustino maggiore in Brescia. Tali possedimenti vengono citati nella dotazione rampertiana   (Cfr. P.GUERRINI, Memorie storiche della diocesi di Brescia, vol. II; F. ODORICI, Storie bresciane, Brescia 1853, vol. IV), documento ufficiale stilato nell’841 dal vescovo di Brescia Ramperto, nel quale venivano accordate ampie donazioni al monastero, fondato proprio in quell’anno. Nella dotazione  sono menzionati anche i nomi di cinque famuli risieduti a Fasano: Leopardo, Marzolo, Orseberto, Albrezo e Mascarello; si tratta forse della prima comunità che si raccoglieva attorno al più antico nucleo della chiesa dei Santi Faustino e Giovita in ripa, a Fasano. Non ci è dato sapere come fosse quella chiesa e quali dimensioni avesse: si possono solo fare delle congetture. Per avere una notizia certa e meglio documentata bisogna arrivare all’inizio del sec. XV, quando, secondo i documenti dell’archivio parrocchiale, si dà inizio alla costruzione dell’altare dedicato alla SS. Trinità, cui è annessa una confraternita: segno certo di una comunità già ben organizzata e attiva. Da questo momento in poi, è possibile indicare alcune date precise estremamente significative che segnano l’evoluzione delle vicende riguardanti la chiesa e la comunità di Fasano.

3. Dal Quattrocento agli inizi del Settecento.
Il 14 novembre 1474, la chiesa dei santi Faustino e Giovita o chiesa ad lacum Fasani, viene dichiarata autonoma con proprio sacerdote “pro maiori subsidio et commoditate animarum”. Inizia da questo momento la trasformazione della chiesa antica che perdurerà fino ad oltre la metà del sec. XVI. Il 21 settembre 1566 il vescovo di Brescia Domenico Bollani, in visita pastorale a Fasano, ordina che la volta della cappella maggiore (il presbiterio) sia alzata  e che l’intera cappella sia ornata ed abbellita. Oggi restano due tracce visibili di questi lavori di abbellimento: la prima consiste nei resti di un fregio marmoreo collocato dietro la pala dei santi Faustino e Giovita nel presbiterio, la seconda si trova invece all’esterno: sulla facciata verso Maderno si scorge ancora la sagoma delle due antiche finestre (Cfr. Fig. 4). I lavori del presbiterio terminano con la collocazione della preziosa pala di Camillo Ballini “Cristo morto fra i santi Faustino e Giovita, firmata: “Camillus Ballinus de Titiani alumnus faciebat MDLXXVII ”(1577). (Cfr. Fig. 5).
Dal libro dei morti conservato nell’archivio parrocchiale e dai quaderni dell’Ateneo di Salò risulta che nel 1600 la Parrocchiale di Fasano possiede già un pavimento di cotto intervallato da pietre tombali sulle quali spiccano le epigrafi delle famiglie nobili locali. Sotto il pavimento del presbiterio si trova la cripta che custodisce le tombe dei sacerdoti. Al suo ingresso si legge l’iscrizione “Sepulcrum R.R. Sacerdotum Faziani”. Oggi la cripta, nella quale si scendeva attraverso una botola, non è più accessibile.
 Il pavimento marmoreo che attualmente nasconde la pavimentazione antica, risale invece al 1942.
 Attorno alla chiesa c’era il cimitero e per questo è possibile congetturare che l’elegante loggetta ad archi in posizione panoramica sul lago, sia stata costruita fra i sec. XVI e XVII proprio per coprire di venerazione e di rispetto gli ossari lì custoditi. La loggetta poteva comunque essere stata edificata al fine di creare un luogo di aggregazione per la comunità che si radunava fuori dalla chiesa prima e dopo le funzioni oppure come spazio per pubbliche comunicazioni e proclami. Soprattutto di sera, l’imponente complesso architettonico, visto dalla strada sottostante, assume quasi l’aspetto di una fortezza (Cfr. Fig. 6).
Nell’archivio parrocchiale di Fasano è conservata la copia in latino (l’originale è a Brescia presso l’archivio diocesano) del decreto vescovile di consacrazione della Parrocchiale e dell’altare ( Il testo in traduzione italiana è il seguente: “Nel nome della Santa e indivisa Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo. Amen. L’Ill.mo e Rev.mo monsignore Michele Varoglio, vescovo suffraganeo del Vescovo di Brescia, indossati i paramenti pontificali,  dietro umile richiesta dei Sindaci della Quadra di Fasano del Comune di Gardone della Riviera Bresciana; alla presenza del rettore pro tempore Rev. Don Graziolo De Rubeis e di circa venti sacerdoti; sotto la direzione del Cerimoniere della Cattedrale di Brescia;  aperte le porte della chiesa e accese molte candele, premesse orazioni e aspersioni di acqua benedetta; unte, con olio crismale, le croci dipinte di rosso, consacrò questo tempio dedicato ai Santi Faustino e Giovita protettori della città di Brescia e di questa comunità cristiana e consacrò anche l’altare maggiore posto e fabbricato in esso: adempiendo a tutte e singole le cose di rito, cantando antifone, salmi e altre preci, come prescrive il Pontificale Romano. Quale segno e testimonianza dell’avvenuta dedicazione della chiesa e dell’altare, Mons. Vescovo pose nell’altar maggiore le reliquie dei Santi Festo martire e Fausta vergine e martire. A dì 23 aprile”.).

Il documento riporta la data del 23 aprile: stranamente non è indicato l’anno; tuttavia il nome del vescovo consacrante Michele Varoglio e del parroco del tempo don Graziolo de Rubeis da Supiane fanno pensare al 1663. La consacrazione da parte del Vescovo rappresentò certamente il termine e il coronamento del lungo cammino di una comunità che da tanti secoli si era riconosciuta nella chiesa dei santi Faustino e Giovita.
Non è davvero fuori luogo immaginare che anche il suono dell’organo avesse contribuito a rendere più solenne la cerimonia di consacrazione. Un secentesco registro delle entrate e delle uscite, continuazione del precedente andato smarrito, attesta in modo inequivocabile l’esistenza dello strumento, poiché fa riferimento al pagamento di un organista e di un tiramantici. E’ possibile tuttavia che il primo nucleo dell’organo risalga addirittura al Cinquecento; questa ipotesi è suffragata dal recente ritrovamento di qualche canna risalente all’epoca. Ben poco si può dire riguardo all’aspetto dell’organo in secoli così lontani: era però sicuramente collocato nella controfacciata della porta d’ingresso.
Dal 1711 al 1712 il vecchio organo, insieme alla cassa ornamentale che lo contiene, è rifatto ed ampliato da una delle più quotate ditte organarie del tempo; sulla canna maggiore è infatti incisa la firma di Giuseppe Bonatti “Joseph Bonatti opus 1712”. L’organo è collocato all’interno di un complesso ligneo ricco di motivi ornamentali dorati, di capitelli, cornici, festoni e abbellito da un cartiglio che recita così: “In hymnis et canticis in cordis et organo laudate Deum”. Nell’anno giubilare 1901 lo strumento del Bonatti viene restaurato e parzialmente ampliato dalla fabbrica d’organi Bianchetti-Facchetti di Brescia. L’inaugurazione solenne è ad opera del M° Giacomo Benvenuti, musicista insigne e revisore di musiche antiche (Cfr. Fig.7).

4. Dalle modifiche ottocentesche ai giorni nostri.
Intorno alla metà dell’Ottocento la Parrocchiale  è di nuovo trasformata con una serie di interventi strutturali e decorativi che ne cambiano quasi del tutto l’assetto esteriore. La più vistosa di queste modifiche è certamente il rifacimento della facciata (Cfr. Fig.8).
Il tetto a capriate che, fino al 1845 circa era “a vista”, viene innalzato per fare posto alla volta, successivamente decorata dai fratelli Giuseppe e Vittorio Trainini, nel 1927 (Cfr. Fig. 9).
I due archi all’entrata della chiesa vengono chiusi per fare posto alla stanza dei mantici sul lato sinistro e alle scale d’accesso alla cantoria sul lato destro. L’arco centrale della parete destra è invece chiuso per lasciare spazio al pulpito. Le cinquecentesche finestre frontali - coperte in seguito dagli angeli del Trainini, ma tuttora visibili all’esterno - vengono chiuse e se ne aprono due laterali. Si costruisce inoltre la soasa in scagliola per la pala di San Faustino e viene demolito l’antico altare secentesco (di cui si conserva ancora il tabernacolo). Tutte queste modifiche  vengono inaugurate insieme al nuovo altare in finto marmo il 20 dicembre 1845. L’altare ottocentesco sarà demolito nell’ottobre 1981 e sostituito con un altare ligneo dalla vita estremamente breve: nel 1989 è infatti deturpato e saccheggiato in seguito ad un furto. L’attuale altare è opera dello scultore bresciano Maffeo Ferrari, e la sua consacrazione ad opera del vescovo Bruno Foresti risale alla domenica 18 novembre 1990   (Per l’occasione venne inserita nell’altare una pergamena sulla quale è scritto: “Questo altare simbolo mistico del Cristo e mensa dei suoi misteri, edificato secondo i dettami del Concilio Vaticano II, voluto dal parroco don Ottorino Castellini, fu posto dal popolo di Dio che è in Fasano del Garda nell’anno del Signore 1990. La domenica 18 novembre nell’anno della natività del Signore 1990, ricorrendo la solennità della Dedicazione di questo tempio, il Pastore della Chiesa che è in Brescia sua Eccellenza Monsignor Bruno Foresti, durante la Santa Messa delle ore 16, benedisse, santificò, consacrò questo altare assegnandolo stabilmente al culto divino, affinché coloro che ad esso si accosteranno ricevano grazia, vita e salvezza”.).
Da allora fino ai giorni nostri molti cambiamenti in meglio e  secondo le esigenze della liturgia sono avvenuti all’interno e all’esterno della chiesa; l’aspetto strutturale cinquecentesco e ottocentesco è stato tuttavia conservato.
Particolare attenzione meriterebbero anche gli altari laterali, di grande pregio artistico - anche se bisognosi di restauro - e silenziosa testimonianza dell’attività religiosa e sociale di confraternite attive a Fasano fra Seicento e Ottocento.
Vogliamo terminare questa cronistoria ricordando anche i 24 sacerdoti parroci che, dal 1520 ai giorni nostri hanno condiviso con la comunità di Fasano gioie, dolori, attese e speranze, fedeli interpreti della comunità e custodi di questo tempio dove Dio abita e raduna il suo popolo.

don Ottorino Castellini
parroco di Fasano dal 1979 al 2006